Per il laboratorio di giornalismo del progetto “Io Scrivo”, un articolo di Marco Lo Surdo, Marco Fabiani, Sabina Adriani, Mattia Guerrini della scuola superiore di primo grado dell’Istituto Comprensivo 1 di Frascati.

 

Frascati, nel pomeriggio dell’ultimo giorno di Carnevale il martedì grasso, si chiudono le scuole, la gente esce dagli uffici e migliaia di frascatani invadono le strade e le pazze festeggiando in allegria. Erano diversi anni che non succedeva. La parata è piena di maschere di ogni tipo: dai pulcinella ai cavernicoli, dai pagliacci all’orchestra che anima la festa.

Anche gli scolari partecipano a questa parata spargendo coriandoli, con i propri insegnanti. Al bianco dei pulcinella si sono alternati
l’arancio e il giallo dei costumi di bambini e ragazzi dell’Istituto Comrensivo “Frascati 1”, che hanno rappresentato con materiale
di riciclo (tema questo della manifestazione) la loro realtà di unica scuola ad indirizzo musicale del 37° distretto, interpretando sax, tamburi, chitarre, note e schiamazzando con strumenti da loro stessi costruiti.

carnevale in piazza frascati copia

I più giovani si sono divertiti come non mai, mentre i più anziani affermano che i Carnevali scorsi, con i loro carri, rendevano di più. La maschera più gradita dalla popolazione frascatana è Pulcinella, insieme ad Arlecchino.

In questa festa il cibo non può mancare, infatti Carnevale ci dà l’occasione di assagiare i suoi dolci tradizionali: le frappe sono il dolce più gradito, seguito subito dalle castagnole. Alla festa sono intervenuti anche gli ospiti a sorpresa: la donna a tre seni, emblema tradizionale di Frascati e il dio Bacco.

 

LE REGOLE DEL CARNEVALE NELL’OTTOCENTO

Il Carnevale si festeggiava anche nell’Ottocento, ma le regole erano molto più complicate e molto restrittive.
Claudio Tosti, appassionato e instancabile antiquario titolare della Galleria Theodora, ha trovato un documento del governatore di Frascati del 1856, che elenca quello che si poteva fare o non fare durante il Carnevale. Infatti a quei tempi non ci si poteva mascherare con abiti da religiosi, bisognava evitare di dire o fare cose irriverenti nei confronti della religione e della politica, di “mettere in derisione e satira qualunque persona sia direttamente sia con allusioni di vestiario e di motti e in qualunque altra
maniera”.
“I festanti non potevano coprire il viso non solo con barbe tinte, ma eziandis con tinture ed altri artifici si di giorno che di notte, ed in qualunque luogo tanto publico, quanto privato e esclusivamente ai Teatri, festini, e veglioni suddetti”.

documento carnevale