Il dottor Paul N. Newton, a capo di un gruppo di ricerca medica operante presso l’ospedale Maohosot nel Laos (nel sud-est dell’Asia), ha pubblicato sulla rivista “Malaria Journal” un lavoro che denuncia il traffico illecito di farmaci antimalarici contraffatti e di scarsa qualità, distribuiti in Africa dal 2002 al 2010.  Secondo l’articolo, le conseguenze di questo traffico sono drammatiche: le morti sarebbero aumentate sia a causa della malaria non adeguatamente curata, sia perchè i farmaci contraffatti hanno aumentato la resistenza del parassita.

 

Cerchiamo però di capire meglio: che cosa è la malaria?

La malaria (o paludismo) è la più importante malattia causata da parassiti, parassitosi, e la seconda malattia infettiva più diffusa al mondo con 500 milioni di nuovi casi all’anno (di cui il 90% solo in Africa tropicale) e 1 milione di morti l’anno (per lo più bambini e donne in gravidanza). Il termine, letteralmente, significa “mal aria” e si riferisce all’idea che questa malattia si contragga in zone considerate malsane (acquitrini, paludi).

E’ provocata da un parassita, il Plasmodium di cui il più pericoloso è il Plasmodium falciparum. La trasmissione avviene principalmente attraverso la zanzara Anopheles (delle 400 specie di zanzare solo 27 trasmettono il Plasmodium) che ospita il parassita nelle ghiandole salivari e lo rilascia all’interno dell’ospite in seguito alla puntura. Inoltre, può esserci contagio sia attraverso trasfusioni di sangue contaminato che attraverso la placenta e quindi da madre infetta a bimbo sano.

Quando un individuo viene punto da una zanzara Anopheles, il parassita entra nell’organismo e raggiunge le cellule del fegato (epatociti) dove si moltiplica. Le cellule del fegato infette si rompono, rilasciando moltissimi parassiti, che attaccano i globuli rossi e al loro interno si duplicano ulteriormente. E’ proprio il rilascio nel sangue dei Plasmodia dalla rottura dei globuli rossi parassitati che provoca i sintomi tipici della malaria: cefalea, febbre alta, nausea. Sebbene questo parassita sia distribuito in diverse zone del mondo, l’Africa rimane il continente più colpito.

 

Esistono cure efficaci?

Fin dal 1820 la malaria è stata curata in modi diversi con successo grazie al chinino alla clorochina e alla meflochina, ma con il tempo il Plasmodium è diventato resistente a questi farmaci rendendoli inefficaci! Nonostante i malati assumessero questi medicinali, efficaci fino a poco tempo prima, non guarivano perchè il parassita continuava a moltiplicarsi nel loro corpo causandone la morte.

Oggi uno dei farmaci antimalarici più utilizzati ha come principio attivo l’artemisinina. Nel 1970 è stata scoperta l’Artemisia annua, una pianta cinese dalla quale si estraggono l’artemisinina e i suoi derivati. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda terapie combinate a base di artemisinina, poichè agisce rapidamente uccidendo numerosi parassiti durante la loro moltiplicazione nei globuli rossi e perché sembra che il parassita sviluppi raramente la resistenza contro questo composto. Tuttora ben 40 paesi africani su 42 stanno adottando questa terapia contro la malaria.

 

Come mai allora continuano ad esserci così tanti morti per la malaria?

Nonostante Stati Uniti ed altri paesi europei abbiano donato diverse tecnologie innovative (quali zanzariere impregnate di farmaci antimalarici), la speranza di tenere sotto controllo la malaria in Africa sembra essere minacciata dalla presenza di farmaci falsi e fuori legge.

Dallo studio del Dott. Newton emerge che i farmaci in questione sono delle vere e proprie contraffazioni di quelli realmente usati. Sono dannosissimi perchè contengono delle dosi di artemisinina di molto al di sotto del necessario, che inizialmente sembrano alleviare i sintomi ma in realtà non sufficienti ad uccidere il parassita. Anzi, lo rafforzano! Infatti, il Plasmodium in questo modo viene esposto a dosi non letali (sub-letali) del farmaco riuscendo a sopravvivere e, purtroppo, a sviluppare la resistenza anche all’unico composto oggi in grado di attaccarlo e distruggerlo.

Così, l’utilizzo prolungato nel tempo di questi medicinali potrebbe rendere inutili tutti gli sforzi fatti finora per cercare di debellare questa malattia, ancora troppo diffusa.