Riceviamo e pubblichiamo un contributo collettivo della classe III B dell’Istituto Giovanni XXIII di Sant’Angelo di Piove (PD), che affronta il tema della parità di genere, a partire da un’analisi sulle attività professionali svolte dalle donne legate agli alunni da rapporti di parentala, amicizia o vicinato.

 

We_Can_Do_It!Ancora oggi uno dei problemi che tutto il mondo si pone è la condizione della donna, dal momento che in tutti i Paesi e in tutti i tempi è sempre stata sottoposta a un trattamento meno privilegiato di quello dell’uomo. L’inferiorità della donna sul piano economico e sociale è dovuta ad un’indubbia differenza fisica e a pregiudizi secolari ormai difficili da eliminare: l’uomo ha da sempre creduto che la donna non sia in grado di affrontare certi lavori, ma sia adatta solo a stare a casa a sbrigare le faccende domestiche e ad occuparsi dei figli. La situazione è migliorata nel corso del tempo ma, nonostante una forte azione contro la loro discriminazione, le donne ancora non hanno sempre pari diritti rispetto agli uomini.

Oggi si è raggiunta una percentuale più alta di donne che lavorano, tuttavia il numero delle lavoratrici resta minore di quello dei lavoratori. Fino a poco tempo fa si era abituati a vedere la donna solamente come “donna di casa’’ e non si pensava alla possibilità che la donna potesse essere economicamente indipendente. Nella società moderna vi è una maggiore divisione e condivisione di responsabilità tra uomo e donna; nonostante questo la maggior parte degli uomini continua a ricoprire il ruolo tradizionale di “capo-famiglia” riservando alla donna il compito di occuparsi delle faccende domestiche, cucinare e crescere i figli.

Rimangono comunque molte le differenze tra il Nord e il Sud del mondo: in alcuni Paesi si assiste a casi limite discriminatori come quando, ad esempio, la donna viene costretta a coprirsi del tutto con un velo nero, il famoso burqa dal quale escono solo gli occhi, o viene addirittura uccisa se tradisce il proprio marito. Nella stessa “civilissima” Europa, i Paesi nordici sono generalmente più sviluppati sia nell’ambito della tutela dei diritti umani che in quello dell’aiuto alle famiglie. Nel Nord Europa l’uomo può scegliere di prendersi cura dei figli e le donne possono tornare a lavorare dopo il parto, grazie a leggi che, anche in questo campo, tutelano entrambi i genitori, ponendoli sullo stesso piano.

Uno degli obiettivi per il terzo millennio che si è posto l’O.N.U., l’Organizzazione delle Nazioni Unite, è proprio l’abolizione delle forme discriminatorie nei confronti delle donne. L’O.N.U. si era già occupato di tali problemi elaborando fin dal 1979 una “Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne”, nella quale vengono affermati con forza i diritti della donna in campo politico, economico, sociale e professionale. Da allora molti passi avanti sono stati fatti, ma molti ne rimangono da fare.

Per approfondire tali tematiche, calandole in un contesto più famigliare, abbiamo preso in considerazione il nostro paese e abbiamo intervistato alcune donne di diverse età e nazionalità, elaborando un grafico con i dati desunti dalle interviste.

donne e lavoro

Come si vede dal grafico, la maggior parte delle donne intervistate ha un’età compresa fra i 40 e i 65 anni e ha 1 o 2 figli. Per quanto riguarda il lavoro, ben il 64% di loro ha un lavoro fuori casa: l’80% lavora in un’impresa famigliare o in un’azienda privata, rispecchiando in pieno l’economia che si riscontra generalmente in questa parte di Italia, ricca di piccole-medie imprese.

Le donne che lavorano, evidentemente, dichiarano di avere ben poco tempo libero per sé perché, oltre a lavorare fuori casa, devono seguire i figli e le faccende domestiche. Nonostante tutto riescono a gestire molto bene lavoro e famiglia: una signora intervistata, ad esempio, ha dichiarato: “Mi impegno tanto e soprattutto sono molto organizzata!” e ha anche confessato che per fortuna suo marito aiuta molto in casa. In effetti, qualche uomo oggi sembra condividere, molto più di un tempo, le incombenze tradizionalmente attribuite alla donna, quali la gestione dei figli e della casa, avvicinandosi sempre di più ad una reale e concreta parità!

È stato chiesto, inoltre, qual è il significato per loro della festa della donna: quasi tutte hanno dichiarato che è solo un simbolo senza grande valore, mentre invece “dovrebbe essere festa della donna ogni singolo giorno dell’anno!”.

È significativo, infine, rilevare che, nonostante tutto, di fronte all’ultima domanda, se sia bello essere donna, la risposta unanime è stata: “Sì!”, soprattutto perché solo le donne possono provare la felicità immensa e insostituibile di diventare madri. Speriamo che lo Stato aiuti anche i padri a sentirsi più papà!

Classe IIIB, Istituto Giovanni XXIII, Sant’Angelo di Piove (PD)