Oggi, 4 febbraio, ricorre il centesimo anniversario della nascita di Rosa Parks, la donna di colore che il 1° dicembre del 1955 divenne famosa per il rifiuto di cedere il posto in autobus a un passeggero bianco a Montgomery, in Alabama, dando così inizio ad una battaglia importantissima del movimento per i diritti civili.

Rosa Parks nacque a Tuskegee, in Alabama, in uno Stato del Sud degli Stati Uniti dove i bianchi e i neri vivevano vite separate e alle persone di colore erano negati molti diritti elementari. Da quelle parti vigevano alcune leggi dette “alla Jim Crow”, il cui nome derivava da un personaggio di canzoni e opere teatrali della seconda metà dell’800: la versione caricaturale di uno schiavo afroamericano.

A Pine Level, in Alabama, dove viveva Rosa Parks, i bambini bianchi andavano a scuola in autobus e quelli neri dovevano camminare. Come Rosa ricordava: “Per me quello era un modo di vivere. L’unica  scelta possibile era accettare le usanze. L’autobus fu una delle prime cose che mi fece comprendere che c’era un mondo per i negri e uno per i bianchi.”.

Verso la fine dell’adolescenza Rosa incontrò Raymond Parks e lo sposò. Raymond, il primo attivista da lei conosciuto, era membro della sezione di Montgomery della NAACP (Associazione nazionale per il progresso della gente di colore). Quando Rosa venne a sapere che le donne erano benvenute alle riunioni, cominciò a partecipare e fu eletta segretaria della sezione.

Nel 1955 Rosa frequentò l’Highlander Folk School nel Tennessee, un ritrovo di attivisti bianchi e neri impegnati a superare la segregazione, dove si sviluppavano strategie e tattiche di resistenza nonviolenta. Là Pete Seeger e altri musicisti scrissero la canzone “We shall overcome”, che in seguito divenne l’inno del movimento per i diritti civili.

Rosa Parks tornò a Montgomery e al suo lavoro di sarta. Il 1° dicembre 1955 uscì dal lavoro, prese l’autobus diretta a casa e si sedette in un posto riservato ai bianchi. “L’autista mi disse che se mi fossi rifiutata di lasciare libero il mio posto avrebbe chiamato la polizia. Io gli dissi di chiamarla”, raccontò in un’intervista a Radio Pacífica nell’aprile 1956. “Dopo tanti maltrattamenti, ero arrivata al punto di non poterne più”.

Il suo arresto quel giorno provocò il boicottaggio degli autobus di Montgomery per oltre un anno, capeggiato da un giovane pastore battista appena arrivato in città, il dottor Martin Luther King Jr. Durante il boicottaggio, circa 50.000 afroamericani viaggiarono insieme in auto, utilizzarono veicoli della chiesa o taxi di proprietà di afroamericani e camminarono. La protesta danneggiò gli affari dei bianchi e il sistema dei mezzi pubblici. Rosa Parks e altri attivisti fecero ricorso contro la segregazione e nel giugno 1956 un tribunale federale dichiarò incostituzionale la segregazione sugli autobus.

Negli anni Ottanta Rosa Parks lottò contro l’apartheid e partecipò alle proteste davanti all’ambasciata sudafricana a Washington D.C. Quando conobbe Nelson Mandela, dopo la sua liberazione, questi le disse: “Lei mi ha sostenuto in tutti gli anni passati in prigione”.

Rosa è morta nel  2005 a 92 anni ed è stata una delle prime donne americana ad essere sepolta nella rotonda del Campidoglio, a Washington.

Vista da una prospettiva contemporanea, la grande forza della protesta del 1955 fu probabilmente la costanza con la quale le persone di colore evitarono di pagare il servizio di trasporto pubblico che in questo modo fu messo in ginocchio. Oggi più che mai, con le nostre scelte di consumatori, possiamo sentirci attivamente coinvolti nel premiare le esperienze positive del mercato e nel censurare le aziende che, ad esempio, non rispettano l’ambiente o i diritti dei lavoratori.