Mai come in questo momento è bene ricordare gli orrori nati da percorsi volti all’esclusione e non all’inclusione. Il 27 gennaio è il giorno della memoria, è bene ricordare e commemorare le vittime dell’Olocausto, ma è bene non dimenticarle subito il giorno dopo. Ricordare quanto accaduto durante il Fascismo e il Nazismo è necessario per non dimenticare quanto sia importante l’accettazione e di quanto sia più importante includere chi si ritiene diverso piuttosto che escluderlo. Mai come quest’anno è importante che la giornata della memoria sia per 365 giorni l’anno, altrimenti ha poco senso.

Con questo spirito, il Museo Ebraico di Bologna dà vita alla mostra “A lezione di razzismo” che ha lo scopo di mettere in luce come il tentativo di costruire il nuovo uomo fascista e di come piano piano si sia arrivati a creare l’idea che fosse più importante escludere che non includere. Dal 25 gennaio all’8 marzo si potrà visitare la mostra frutto della collaborazione tra Fondazione Ambron Castiglioni di Firenze, Museo ebraico di Bologna e Indire (Istituto Nazionale Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa).

L’Archivio storico dell’Indire ha messo a disposizione il suo patrimonio documentario per dare vita a un percorso in cui quaderni, materiali didattici, libri e fotografie delineano i processi formativi con i quali si tentò di costruire un percorso volto alla creazione del nemico interno e all’esclusione dei diversi, il mito della razza e della pura stirpe italica. La mostra è finalizzata a mettere in luce alcuni aspetti spesso poco considerati, relativi all’applicazione delle leggi razziali del 1938 nella scuola fascista. Tra i documenti della mostra figurano anche quaderni e album di piccoli studenti ebrei alla vigilia delle leggi razziali.

“Con questa mostra – dichiara Pamela Giorgi, curatrice e ricercatrice dell’Indire – si vuole evidenziare come la politica razziale del regime non ebbe il suo inizio nei pochi mesi antecedenti alle leggi razziali del 1938, ma ben prima, nel corso della politica coloniale e imperialistica dell’Italia nel nord Africa. È un modo per spiegare soprattutto alle nuove generazioni che le politiche di esclusione non nascono mai istantaneamente, ma sono sempre il frutto di processi lenti e mirati, in grado di causare violenza e separazione profonda all’interno di una stessa comunità”.

“Assistiamo a fenomeni di crescente intolleranza – dichiara Flaminio Galli, Direttore Generale dell’Indire – e questa mostra rappresenta un fermo richiamo a non abbassare la guardia su questo fronte. L’archivio storico dell’Indire è un prezioso strumento di conoscenza della scuola del ‘900. L’Istituto è orgoglioso di mettere a disposizione della società italiana questo patrimonio di grande valore”.