Il 27 gennaio del 1945 i cancelli di Auschwitz furono abbattuti. La Seconda Guerra Mondiale stava finendo e un orrore immane veniva allo scoperto: milioni di ebrei erano stati strappati dalle loro case e dalle loro vite e portati nei campi di concentramento (come  Auschwitz, appunto) per essere uccisi.

La data del 27 gennaio è diventata quindi un momento simbolico, importante, per ricordare la storia di questo sterminio e ricordarci quanto gli uomini possono fare del male ai loro simili. Non è solo per sapere la storia, ma per fare in modo che ciò non accada mai più. Viene definita Shoà, termine ebraico che significa “catastrofe”, preferito alla parola “olocausto” che indica sacrificio volontario.

Probabilmente vi hanno fatto leggere a  scuola – o lo faranno presto – “Il diario di Anna Frank“, che racconta in prima persona, nel diario di una ragazzina, il terrore di quegli anni. Ci sono tanti bei libri, commoventi e coinvolgenti, che raccontano di quel periodo, aiutandoci ad uscire dalla Storia per entrare nelle “storie” delle persone. Dal “Giardino dei Finzi-Contini” di Bassani, ambientato in Italia, all’ “Amico ritrovato” di Fred Uhlman, storia di un’amicizia fra ragazzi spezzata dal nazismo, fino al classico “Se questo è un uomo” di Primo Levi e “La Notte” di Elie Wiesel, che racconta il suo ingresso ad Auschwitz con gli occhi da bambino.

Se vi spaventa un po’ affrontare questi argomenti con la lettura, potete guardare anche tanti film che raccontano una fetta di storia, alcuni con più rigore, altri con quel po’ di fantasia che aiuta ad avvicinare l’argomento così difficile: uno dei più famosi è “La vita è bella“, di Benigni, ma anche “Train de vie“, “Jakob il bugiardo“, o “Ogni cosa è illuminata“. Tutti film che fanno ridere e piangere insieme, per poi andare sul classico “Schindler’s List“, “Arrivederci ragazzi“, “Il bambino con il pigiama a righe“.

Il modo migliore, però, per entrare in contatto con queste dolorose e importanti pagine della nostra storia, che probabilmente qualche anziano può ancora raccontare in prima persona, è partecipare a qualcuna delle migliaia di iniziative che ci saranno in questo fine settimana, in tutte le città.

Si potranno visitare le sinagoghe e conoscere un po’ più da vicino la cultura ebraica, o visitare i musei dedicati alla Resistenza al nazifascismo (a Roma “la Casa della Memoria” e il Museo della Resistenza” di via Tasso, a Torino il “Museo  diffuso della Resistenza” di corso Valdocco), o partecipare agli eventi organizzati dalle scuole (la vostra cosa organizza?) e dai Comuni. In questa pagina web e sui giornali troverete tutte le informazioni.

Io, ad esempio, domenica prossima farò una bella biciclettata a Roma insieme ai ragazzi delle scuole e a tutti i partecipanti del “VIII Memorial Settimia Spizzichino – Pedalando nella Memoria“: dalle Fosse Ardeatine, dove il 24 marzo 1944 i nazisti uccisero 335 persone (vi assicuro, quando ci sono andata ho pianto), al Museo della Resistenza, fino al Portico di Ottavia, al Ghetto, dove il 16 ottobre del 1943 gli ebrei romani furono rastrellati e portati via nei campi di concentramento. . Settimia Spizzichino, unica donna sopravvissuta alla deportazione,  tornò “per tigna”, come ama ricordare sua nipote, e testimoniò fino alla fine ciò che aveva vissuto. Ora tocca a noi ricordarlo.